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dicono di noi
04/04/2011
PIAZZA del GRANO e www.piazzadelgrano.org

Il lavoro rende liberi?
Giorgio Cremaschi, presidente del Comitato Centrale della FIOM e leader della sinistra CGIL, ne parla a Foligno presentando il suo ultimo libro

Venerdì 18 marzo, nella sede dell’Associazione Luciana Fittaioli in via della Piazza del Grano a Foligno, è stato presentato il libro di Giorgio Cremaschi “Il regime dei padroni, da Berlusconi a Marchionne”. L’incontro è stato voluto e organizzato dalla redazione del mensile “Piazza del Grano” insieme al circolo culturale “Primomaggio” con l’intento di dare spazio a una delle tematiche più discusse e sentite del momento a livello nazionale. “La Fiat di Sergio Marchionne è la cartina di tornasole dell’Italia del futuro – si legge nel retro del libro – Giorgio Cremaschi, presidente della Fiom, il più combattivo sindacato italiano, descrive lo snodarsi di una vicenda che sta segnando il paese col piglio ironico del grande narratore e con la passione di chi non è disposto a rinunciare a dire la verità in cambio di facili compromessi. Il caso Melfi, Pomigliano, lo spostamento delle linee produttive di Mirafiori in Serbia, le fabbriche in Polonia, Brasile e Usa. Un impero fatto sulla pelle di chi lavora e finanziato con i soldi pubblici, un terremoto che coinvolgerà tutto e tutti. Il libro snocciola fatti e cifre su cui Cremaschi basa una denuncia aperta e spietata: l’Italia, da Berlusconi a Marchionne, si sta tramutando in un vero e proprio regime dei padroni”. A queste parole che riassumono il contenuto del libro, precedono delle domande poste sulla copertina: “L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro? Viviamo ancora in una democrazia? Quale futuro attende milioni di famiglie in tutto il paese?”. Interrogativi incolonnati accanto a una storica immagine di Charlie Chaplin nell’indimenticabile film “Tempi moderni” dove i gesti ripetitivi, i ritmi disumani e spersonalizzanti della catena di montaggio minano la ragione del povero Charlot, operaio meccanico. Un forte ed evidente richiamo allo snaturarsi del lavoro a cui stiamo assistendo oggi. Ancora una volta, uno sguardo ironico su una società in crisi dove i valori enunciati dalla Costituzione andrebbero recuperati, analizzati in profondità e riproposti come base per un futuro migliore. Su queste basi si è snodato anche il discorso introduttivo alla presentazione del libro fatto dal presidente del circolo culturale “Primomaggio” Luigino Ciotti che poi ha lasciato la parola a Giorgio Cremaschi, sindacalista dei metalmeccanici nella Cgil sin dal 1974, oggi presidente del comitato centrale della Fiom e portavoce dell’ala più battagliera e tenace dei lavoratori disposti a sacrificarsi se corrisposti dal riconoscimento dei diritti che spettano loro in Italia.


“Se vuoi lavorare devi rinunciare ai tuoi diritti riconosciuti dalla costituzione, quegli stessi diritti conquistati in anni e anni di battaglie, trattative, compromessi e sacrifici che hanno fatto dell’Italia un paese democratico, una Repubblica fondata sul lavoro. Se vuoi lavorare devi diventare suddito della Fiat e non più cittadino italiano. Questo è un ricatto”. Con queste parole e come un fiume in piena davanti a un pubblico numeroso e attento, Giorgio Cremaschi ha aperto l’incontro per la presentazione del suo libro. Serio ma con lo sguardo sereno di chi sa trovare il barlume di luce nel buio della notte, di chi è entusiasta delle proprie idee ancorché opposte alle dinamiche socio politiche dell’attualità, ha trattato tanti argomenti, storie, fatti, personaggi del vivere quotidiano di un’Italia stretta nella morsa di “un modello lavorativo fatto dai ricchi e per i ricchi, il modello Marchionne”. Forte delle proprie idee, disinvolto e battagliero, Cremaschi si è presentato al pubblico folignate vestito con giacca e abiti comodi e gli occhiali rotondi di sempre, quasi a voler rassicurare sulle proprie intenzioni di uomo deciso, scaltro, sicuro, ma al contempo gioviale, affabile ed estroverso. Lui ha parlato del suo libro affrontando anche le tematiche più forti senza scrupoli né timori, la gente lo ha ascoltato in silenzio per oltre un’ora. Al di là della condivisione o meno delle sue idee, è stato di certo coinvolgente e interessante. “Ho scritto questo libro perché volevo assolutamente dire che i lavoratori stanno subendo un violento attacco e, inoltre, che è necessario capire come è possibile che siamo arrivati fino a questo punto – ha esordito Giorgio Cremaschi – come è possibile che nella più grande fabbrica italiana, finanziata dallo Stato e quindi da noi, si è potuto arrivare al ricatto chiamando gli stessi lavoratori ad esprimersi con il voto personale. Della serie: sei disposto a rinunciare ai tuoi diritti di lavoratore per continuare a lavorare? Sei disposto a diventare suddito della Fiat perdendo la dignità di lavoratore per come è riconosciuta nella Costituzione italiana?”. Silenzio. “Solo la Fiom si è accorta di quanto stava accadendo, mentre gli altri erano intenti a gettare fango addosso agli operai costretti sotto un regime autoritario a scegliere senza libertà”. Un punto su cui ha insistito molto Cremaschi è l’uso generalizzato che ormai si fa in tutti i campi del modello Marchionne: “la stessa Gelmini ha detto di essersi ispirata a tale modello nella gestione dell’istruzione a livello nazionale. Ma ha ispirato anche il federalismo presentato apparentemente come elemento di libertà, quando in effetti è ciò che è avvenuto per il contratto nazionale dei lavoratori: non è che partendo da una stessa base di diritti fondamentali per ogni regione, oltre quei diritti, le regioni più ricche ed efficienti possono avere qualcosa in più. No, perché sopra al federalismo c’è il patto di stabilità fondato sui tagli indiscriminati e generalizzati: per cui il federalismo diventa la libertà per ogni regione di decidere dove tagliare e cosa chiudere definitivamente. Potrà significare anche un insieme di accordi, compromessi e strategie tra città e regioni per poter mantenere i servizi essenziali. Così, tra tante cose tagliate e altre rimaste, si aprirà la strada a una vera e propria ‘guerra tra poveri’, inducendo le persone, le città e le regioni a sbranarsi per avere quello che invece dovrebbe essere garantito ma non lo è”. Voltando pagina senza neanche dare respiro ai presenti, Cremaschi ha virato verso l’America per portare l’esempio degli Stati Uniti dove è stato deciso recentemente che per tutti i lavoratori pubblici viene abolito per legge il contratto nazionale (cosa che in Italia fece soltanto il Fascismo) mantenendo soltanto la paga personale decisa di volta in volta. “Quello che ha proposto Marchionne è un modello di vita che va evidentemente verso questa direzione, che azzera tutti i diritti conquistati in anni e anni di battaglie, che assicura ai ricchi e taglia ai poveri e che, inevitabilmente, sorregge la politica di Berlusconi. Non è un caso che in Italia Berlusconi sia così forte: di certo ha i media che lo sorreggono ma c’è anche Marchionne. D’altronde, analizzando la cosa al rovescio, si potrebbe dire che non si può essere contro Berlusconi se si è a favore di Marchionne”.

E qui, Cremaschi introduce l’articolo 41 della Costituzione: “L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali”. Di nuovo silenzio. Non c’è nulla da aggiungere perché quello che sta succedendo in Italia a livello politico, economico e sociale parla da sé. “Sono stanco di manifestazioni dove le parole più forti e di sinistra sono quelle enunciate dai cantanti – ha continuato Cremaschi – la nostra Costituzione impone il rispetto di diritti a prescindere dal mercato, dalla politica e dall’economia del paese. Ma nessuno si accorge che questo non accade? Questa cecità avvalora inevitabilmente l’attuale governo perché nessuno si oppone. Di conseguenza, continua quest’opera di mortificazione del lavoro e dei lavoratori trasformati in merce”. Forte, duro, incisivo, Cremaschi ha continuato su questo concetto ricordando quando una volta gli chiesero di immaginare un ipotetico lavoro del futuro sulle basi di questo presente: “feci l’esempio di un lavoro come una sorta di Grande Fratello e quello che mi sconvolge è che, oggi, in effetti, esiste davvero: si tratta di un reality show (trasmesso in un canale televisivo in questi giorni) dove il giovane in cerca di lavoro viene seguito e accompagnato in ogni suo passo professionale fino al momento dell’assunzione (che riguarda solo il vincitore e non tutti). Insomma: lavoro uguale merce per i media. In tanti si mettono in gioco su una cosa seria e solo un’élite ci guadagna. Così fa anche Marchionne. I ricchi decidono gli interessi di tutti, spacciando quelli che sono propri interessi per interessi di tutti”. E a questo punto, Cremaschi snocciola le cifre che tutti si aspettano: “sapete quanto guadagna Marchionne? In Italia avevamo notizia ‘soltanto’ di 5/6 milioni di euro l’anno, ma dalla commissione degli Stati Uniti che controlla le paghe dei manager (siccome la Chrysler ha preso soldi dallo stato Marchionne deve fare una relazione precisa sulle sue entrate) sono arrivate le cifre precise riguardo tutte le sue entrate così da chiarirci una volta per tutte che il suo stipendio annuale è in media di 38/40 milioni. E’ facilmente comprensibile che se Marchionne rinunciasse anche a una piccola percentuale della sua retribuzione potrebbe contribuire al ripristino di tanti diritti spettanti ai lavoratori. Invece no perché i ricchi chiedono sacrifici al popolo portando come scusa la crisi economica mondiale, ma loro non sono disposti a fare sacrifici”. L’Italia, secondo Cremaschi, ripartirà quando riconoscerà che gli interessi dei ricchi non sono anche quelli di tutti gli altri e , quando anche le persone meno abbienti torneranno a fare la lotta di classe che, per ora la fanno solo i ricchi per i propri interessi e nessuno si oppone. “Viviamo in un mondo rovesciato” e per riportarlo alla normalità c’è bisogno di ribaltare la situazione: la parola d’ordine è “rivoluzione democratica”. Nel mondo aumentano sempre di più le mobilitazioni destinate a ripensare, rivedere, ricreare là dove non vi è più rispetto, libertà e senso civico. “Concludo il mio libro con il termine ‘speranza’ perché credo che non debba mai mancare. Dobbiamo credere in un cambiamento possibile perché con le classi dirigenti che abbiamo oggi non si va da nessuna parte. Perché anche le classi dirigenti di sinistra non hanno né la forza, né la credibilità né la convinzione per poter cambiare davvero le cose. Dobbiamo riprendere in mano i nostri destini e credere nel fatto che possiamo cambiare il futuro attraverso una rivoluzione intelligente, strutturata e ben organizzata fra tutti. Credo fermamente che, come sta già accadendo, in Europa cresceranno sempre di più le lotte, le rivolte, le mobilitazioni democratiche per far riconquistare ai cittadini la propria dignità. Dobbiamo ripensare il nostro futuro riconquistando una sinistra che abbia la voglia di cambiare sul serio e che rimetta la questione sociale e lavorativa al primo posto rispetto a tutto il resto”.

Maura Donati